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Anura

By Serena

Anura è un’affascinante cittadella divisa in due da una strada incredibilmente stretta e trafficata. Imboccata tale via ed una volta passato il malconcio cartello che riporta il nome della regione in un qualche alfabeto tondeggiante, le due facce della città si presentano avide di attenzione.

A destra, spigolose casette pallide dai rosei tettucci all’insù aprono le loro verande sul litorale paradisiaco. Nuvolette di incenso appena acceso si muovono lente verso l’alto perché mai un filo di vento osa disturbare tanta quiete con un suo spiro.

A sinistra, i campi marroncini densi di banani si donano ad avidi negozietti sporchi, aperti dall’alba al tramonto. La foga dei camioncini scoppiettanti crea una foschia bassa e pesante, forata dalle urla dei venditori e l’abbaiare dei cani.

Nella stradina centrale di Anura, gli abitanti si incontrano nel loro via vai quotidiano. Le belle donne che risalgono le scalette dalla spiaggia non lasciano nulla all’immaginazione. Si mostrano spavalde, abituate alle illimitate libertà di lontani paesi, ma non abbastanza sagge per sapere che farsene. Le ragazze che scendono scalze dalle curve stradine di campagna portano abiti tradizionali nell’arcaico cammino verso il loro destino mai discusso.

I tanti colori della piccola strada di Anura rallegrano una fitta calca affaccendata, e verso la fine della via, specialmente quando scende il tramonto, si mischiano in un’unica tinta bellissima.


This tale is a reminiscence of a journey to Sri Lanka. Discrepancies in lifestyle, freedom, expectations and values between Sinhalese women and the western travellers resulted in the architecture of this two-faced city. Because Anura is seen from two such different perspectives, there is no way to say if one side of the city is more beautiful than the other. The story is written in Italian, to give room to the artistry of other languages to color this collection.